
Look alla Blues Brothers, Vespa o Lambretta e Parka come giacca: questo a prima vista lo stile Mod. Ma il fenomeno, altrimenti detto modernismo, in realtà è molto più complesso. Se ne è discusso ieri alla Vecchia Talpa con Antonio "Tony Face" Bacciocchi, autore del recente libro "Mod Generations. Soria, musica, rabbia & stile", pubblicato dalla casa editrice NDA. Tony Face è stato uno dei pionieri del Mod in Italia alla fine degli anni ’70; come musicista è stato batterista di diverse band tra cui i Chelsea Hotel e i Not Moving. Ha poi tenuto i contatti tra gli appassionati, creando un’apposita fanzine. Il libro è, come lo definisce Luca Frazzi, una guida pratica al genere, soprattutto dal punto di vista musicale. “Ho superato tutti i luoghi comuni del Mod, basandomi solo sulla musica” afferma l’autore. Il Mod è certamente uno stile; è, come spiega Bacciocchi: “la costruzione di un mondo a sé stante, poiché la realtà per i Mods non riserva granché. Contrariamente ad altri movimenti, come il Punk e il Rock, non è contro la società, perché i Mods non provano interesse per la società. L’impegno politico o al contrario il totale disinteresse appartengono alle scelte del singolo”. Altro elemento della cultura Mod è la rabbia che però – spiega ancora Bacciocchi – “è legata soprattutto alla condizione adolescenziale”, poiché le varie fasi del Mod sono interpretate da soprattutto da adolescenti.
Ma il Mod è soprattutto musica. Antonio Bacciocchi ha quasi maniacalmente collezionato materiale sin dal ’79, quando il genere vive una seconda vita e arriva in Italia. Il libro però parte dagli esordi del genere, alla fine degli anni ’40, quando alcuni giovani di Londra si appassionarono alla musica nera e in particolare al jazz cosiddetto modernista, il Bebop di Miles Davis e Charlie Parker. La guida di Bacciocchi, come recita il titolo, passa in rassegna tutte le generazioni dei Mods: dagli esordi appunto, quando il modernismo è fenomeno prettamente londinese, all’esplosione alla metà degli anni sessanta quando compaiono sulla scena gli Who, gli Small Faces, i Creation, anche se i “puristi” Mods rimangono fedeli alla musica nera. Alla fine degli anni settanta la seconda fase, il cosiddetto Mod revival, con l’apparizione nel ’79 del film degli Who Quadrophenia. Infine i più recenti percorsi Mods, ai primi anni novanta, con gli Oasis e i Blur. Un percorso discografico completo, dunque, con tutti i generi musicali cari ai Mods: dal Bebop all’ultimo Britpop, passando per Soul e Rythm and Blues, Ska e Bluebeat.