Il Giornale di Fidenza
 
Vite
21/07/2010
Villani tra fiaba e noir.

Ogni autore intrattiene con la parola scritta un peculiare rapporto di filiazione. E con il romanzo può accadere addirittura che l'intreccio degli eventi narrati veicolino una visione complessiva, a tratti filosofica, della vita e dell' incedere dell'uomo.
"La strategia del destino", titolo dell'ultimo romanzo di Andrea Villani edito da Mursia, sembra proprio inseguire questa altissima aspirazione. Autore molto conosciuto, Villani ha pubblicato diversi racconti per antologie, riviste e quotidiani (Gazzetta di Parma, La Repubblica, Giallo Mondadori) oltre ad aver fondato il periodico "Terre Verdiane News" e ad essere ideatore e direttore di diversi festival e rassegne letterarie tra i quali Diciottoeventi e Psicofestival.

Andrea mi piacerebbe che tu ripercorressi i momenti che ritieni abbiano segnato la tua attività di scrittore. Incontri, letture e situazioni comprese.
Credo sia tutto cominciato con un libro : "Il corrierino delle famiglie" di Giovannino Guareschi, un'edizione del '67, il Maestro era ancora al mondo e da quel giorno pensai di cominciare a scrivere "per gli altri" oltre che per me o per gli insegnanti. Cercai di aggiungere pensiero alle descrizioni. Iniziai a sentire il suono, oltre al senso, di una frase. Ma avevo solo 7 anni. Ai margini del '68 al quale ero pronto a dare il mio apporto artistico/intellettuale di lì a poco. Con le braghette corte. Poi da adolescente iniziai a collaborare con qualche rivista, poca roba, sino a Nuova Parma Oggi che pubblicò diversi miei racconti e infine un' antologia. Poi arrivò il teatro e qualche casa editrice piccola ma seria. L'ambiente mi accolse a braccia aperte. Ora ho un contratto con Mursia. Devo molto a Valerio Varesi, Davide Barilli, Guido Conti, Sebaste e poi Pinketts, Biondillo, Carlotto. Ora cari amici che mi accolsero con affetto nel "giro".

Nel tuo ultimo romanzo “La strategia del destino” (edito da Mursia) quattro storie della piccola provincia italiana si intrecciano nel corso della stessa notte: una notte che ribalta completamente le loro esistenze e un risveglio amaro segnato dalla presa di coscienza. Quale visione vorresti veicolare, quella di un destino cieco e ineluttabile o di un uomo che è causa dei suoi mali o al contrario della sua salvezza?
Il destino è ineluttabile, come ne era convinto Platone, oppure lo stesso scrittore, e storico, Renè Guenon; eppure lungo quel filo che si aggroviglia nel corso della vita potremmo incidere e tentare di dipanarlo a nostra somiglianza. Purchè non ci si voglia misurare con la natura, e i suoi scopi: in quel caso la natura vincerà di diverse lunghezze e renderà all'uomo la propria originale essenza di mortale anche un po' ridicolo.

Il tuo è un libro “notturno” in cui si affollano molti luoghi che tu stesso hai definito “senz’anima”: in che rapporto stanno questi posti con la contemporaneità dei tuoi personaggi?
Uso quasi sempre la notte come strumento di narrazione in quanto la ritengo molto più chiara ed esemplificativa del giorno stesso. I luoghi "senz'anima" sono le costruzioni realizzate per scopi speculativi e mai in armonia con il resto della natura. Esiste un modo per condividere questo pianeta con tutto ciò che ci abita, e abitava, da prima di noi. Queste esigenze disattese, questa perdita di valori e coscienza, ci renderà come pulci sul dorso di un grosso cane che farà di tutto per scrollarsele di dosso.

La scansione del tempo e delle vicende dei protagonisti è sostenuta da un’ossatura poetica costituita da dodici poesie. Qual è la funzione di queste composizioni liriche?

Le poesie all'inizio di ognuno dei dodici capitoli restituiranno il loro senso al lettore proprio alla fine, quando si capirà da chi e perchè sono state scritte e qual è la loro funzione letteraria. Il senso gotico di quelle liriche diventa colonna portante di tutta la struttura narrativa. Anche se all'inizio può essere difficile rendersene conto.

Nel finale, l’apocalisse di un “frastuono liquido” invade il Borgo delle Terme. E’ una fine definitiva o il preludio a una catarsi?
Non dovrei rispondere a questa domanda, ma è sotto gli occhi di tutti, che alla fine dei conti il cosiddetto noir diventa fiaba. Del resto quasi tutte le fiabe sono noir.

Francesca Parenti

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