Il Giornale di Fidenza
 
il controeditoriale
11/07/2010
La fine della Fulgor.

“Il Consiglio Direttivo della Fulgor Basket Fidenza, serenamente, valutate tutte le opzioni a disposizione (leggasi risorse economiche) per l’annata sportiva 2010-2011, constatando che alcuna certezza esiste nella possibilità di poter allestire una squadra in grado di competere nel campionato A Dilettanti, ha deciso di non effettuare l’iscrizione alla prossima stagione sportiva.
La Fulgor Basket Fidenza, ringraziando chi ha in questi anni supportato la propria attività, dopo aver lottato per trovare risorse in un territorio che non risponde in maniera adeguata nonostante la capillarità della propria attività anche a livelli giovanili, dopo aver attentamente valutato le modifiche federali che andranno in vigore nella stagione 2011-2012 e che tanti problemi stanno creando a Società che - pur con ridotti budget ma con il lavoro e la passione - hanno reso grande la pallacanestro dilettantistica italiana, decide pertanto a malincuore di abbandonare l’élite della pallacanestro italiana, decidendo di ripartire con altri obiettivi, e probabilmente con altre persone, ad altri livelli, forse più consoni al territorio di riferimento”.


Sono le poche righe che hanno scritto la parola “Fine” al cammino della Fulgor nel basket che conta, prefigurando un ritorno nelle serie minori regionali.
Arriva così al capolinea l’avventura nelle massime categorie nazionali “dilettantesche” (virgolette d’obbligo, in realtà siamo in puro professionismo), un viaggio cominciato 10 anni fa con l’ingresso nell’allora B2. Viaggio che ha toccato il suo apogeo nell’estate del 2007, quando la Fulgor, allora targata Santini, arrivò alla finale per la promozione in LegaDue, sconfitta per 3-1 da Veroli. Da 6 stagioni i gialloblu militavano in A Dilettanti, campionato di livello assoluto, dove si sono dovuti confrontare con realtà anche metropolitane, spesso dal glorioso passato – ultimo clamoroso esempio la Fortitudo Bologna.
La notizia non è un fulmine a ciel sereno, perché da tempo i mantra “Fidenza non si può permettere la A Dilettanti” e “Tutto sarebbe più semplice se facessimo la C2” filtravano dagli ambienti dirigenziali, e da almeno due estati questo approdo era nell’aria. Ciononostante la notizia è arrivata inattesa per gli appassionati fidentini del basket, convinti che, nonostante tutto, la squadra si sarebbe ripresentata ai mastri di partenza del campionato. A cose fatte, anche alla luce delle considerazioni sviluppate nello scarno comunicato, alcune riflessioni e alcune domande – tranquilli, molte meno delle ormai rituali dieci – si impongono.
Primo. La società, di fatto, dichiara fallimento – e ancora non si sa se farà un campionato minore e quale – ma nulla cambia nell’assetto societario. Vale a dire gestiranno la nuova società (sia essa ancora Fulgor o una franchigia nuova di zecca) esattamente le stesse persone che sono arrivate a questo risultato. Se i fallimenti sono purtroppo frequenti nel mondo dello sport (in questo il calcio ha davvero poco da insegnarci), sono solitamente legati ad un azzeramento della struttura societaria, con ripartenza su basi (e persone) nuove. Senza voler andare a cercare esempi lontani, così avvenne proprio per la Fulgor nel 1995, anno in cui la società ricominciò dalla Serie D e assunse la presidenza Antonio Belforti. Una guida – è ancor più doveroso ribadirlo in questo oscuro momento - che ha grandi meriti, avendo portato le maglie gialloblu là dove nessuno se lo sarebbe nemmeno lontanamente immaginato. Di questa “cavalcata” il presidente è stato artefice, esponendosi spesso di persona per la Fulgor, con una passione e un attaccamento che ne fanno uno dei principali protagonisti della lunga storia del sodalizio sportivo fidentino e che gli vanno riconosciuti “a prescindere”. Una guida, peraltro, che nelle ultime due stagioni si era molto defilata, in coincidenza (casuale?) con una “diaspora” di persone storicamente legate alla società che ha fatto sì che le decisioni fossero assunte da un gruppo dirigenziale sempre più ristretto.
Secondo. Se la situazione economica era davvero così insostenibile, perché la società non ha chiesto aiuto per tempo (lo sponsor Siram ha annunciato da due mesi il suo ritiro)? Perché non un appello pubblico? Perché non mettere il titolo sportivo (che è patrimonio dell’intera città) a disposizione di chi volesse assumersene l’onere, prefigurando un possibile passo indietro nell’impossibilità di allestire la squadra per la prossima stagione? È facile dire adesso: tanto non sarebbe cambiato niente, nessuno si sarebbe fatto avanti. Probabile, molto probabile. Però almeno la vicenda avrebbe da subito assunto connotati più trasparenti.
Terzo. La prossima stagione prevede la retrocessione di metà delle formazioni della A Dilettanti. Tante società nemmeno proveranno a salvarsi e faranno una stagione in tono molto minore, aspettando di ripartire in B l’anno prossimo. Perché non si è scelta questa strada, che avrebbe lasciato aperta la possibilità di mantenere a Fidenza un basket di livello con la futura Serie B Dilettanti, più allettante e competitiva dell’attuale essendo ridotta a 3 gironi nazionali? Dice: così facendo avremmo fatto una stagione orribile e umiliante, fatta solo di sconfitte pesanti, che avrebbe disamorato il pubblico fidentino. Vero, senza alcun dubbio. Ma così, ripartendo dalla D (forse!) dopo aver vissuto un decennio tra A e B, il pubblico per gli anni a venire per cosa dovrebbe entusiasmarsi? Per la presenza in campo di ragazzi di Fidenza? Pensare che questo sia sufficiente vuol dire non aver compreso che, dopo l’escalation di questo decennio, gli appassionati di Fidenza hanno un approccio completamente diverso rispetto a quello dei tanti anni passati nelle serie minori nel secolo scorso.
Quarto. Il comunicato ripropone un ritornello sentito mille volte: il territorio non risponde adeguatamente. Vero, trovare sponsor è impresa improba, ed è facile per chiunque immaginarne le ragioni. Però se un accordo non si fa, dove sta scritto che la responsabilità sia sempre solo e comunque dell’interlocutore, in questo caso le realtà economiche del territorio? Esiste anche un’altra possibile lettura della situazione: e se fosse il progetto-Fulgor a non essere più attraente? Una domanda non più eludibile, anche pensando alla recente interruzione del legame con Siram. L’azienda dell’ing. Pezzoni è sicuramente una realtà significativa del territorio. Sulla conduzione di questo abbinamento gravano più ombre che luci, e sicuramente la Fulgor poteva e doveva gestire molto meglio il rapporto con uno sponsor di questa caratura.
Quinto. La frase finale getta un’ombra sul futuro della Fulgor. Se altre sono le categorie consone al territorio, allora con quali prospettive il basket fidentino riparte dal fondo? Senz’altro non con l’obiettivo di tornare nel “grande” basket, non consono al territorio. Ci aspettano stagioni con l’obiettivo dichiarato di NON vincere?
Comunque si voglia guardare la situazione, una cosa è chiara: un’era entusiasmante è finita. Le gloriose maglie col nome Fulgor stampato sopra sono entrate in un tunnel dal quale non è dato sapere se e quando usciranno “per riveder le stelle”.

Corrado Lori

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