
In tempi in cui si fa un gran parlare della “legge bavaglio” che mina la libertà di stampa nel nostro Paese, c’è un giornale che non esita ad auto-imbavagliarsi. Stiamo parlando de “La Gazzetta di Parma”, che non indugia nel depennare dalle proprie colonne quelle informazioni che potrebbero infastidire il potente di turno o, in alternativa, a modificare le notizie per evitare che qualche particolare possa creare imbarazzi. Naturalmente non ci riferiamo a quei fondamentali scoop che parlano di teneri gattini salvati dagli alberi, languidi cagnolini smarriti o nonnine centenarie festanti, di cui si racconta con notevole dovizia di particolari, ma di quelle “quisquilie e pinzillacchere” che riguardano temi di “poco conto” per la nostra comunità.
Capita, per esempio, che un comunicato ufficiale del Comune di Fidenza – con tanto di dichiarazioni dei sempre solerti Vicesindaco Stefano Tanzi e Presidente del Consiglio Comunale Francesca Gambarini – venga completamente oscurato dal più antico quotidiano italiano (su quest’ultimo tema è da anni in atto una diatriba con “La Gazzetta di Mantova”). D’altra parte, lo stesso premier Silvio Berlusconi ha ribadito proprio in questi giorni che “la libertà di stampa non è un diritto assoluto, perché ciascun diritto incontra sempre un limite negli altri diritti”. In questo caso, il “sacrosanto” diritto dell’Unione Industriali di Parma – che notoriamente detiene la proprietà della Gazzetta – di vedere pubblicato solo ciò che è di suo gradimento (non sia mai che una notizia sgradevole possa turbare le mattinate di qualche benemerito industriale). Pare, infatti, che la notizia dell’accordo tra proprietà e sindacati sulla Bormioli – che l’attuale amministrazione comunale non aveva esitato a salutare con grande entusiasmo – non dovesse essere diramata se non dopo qualche giorno, quando i termini della questione sarebbero stati ufficiali. Così, non appena l’ufficio stampa del Comune ha diramato via e-mail il comunicato con le dichiarazioni degli amministratori, sembra che l’ira funesta dei rappresentanti dell’Upi si sia scagliata sugli sprovveduti esponenti della Giunta, che a capo chino hanno dovuto subire la reprimenda del Potere con la P maiuscola, quello del denaro.
C’è chi narra di telefoni roventi che squillano ininterrottamente per evitare la gaffe del Comune, anche se la fuga di notizie era ormai inarrestabile. Certo non si poteva agire sui poveri giornali on line di provincia o su quei quotidiani dalla tiratura stiracchiata che cercano di fare il solletico alla Gazzetta, ma era ancora possibile intervenire sulla Regina dell’informazione parmense. L’Upi comanda e i giornalisti obbediscono. E così, il giorno dopo, sulla pagina di Fidenza si legge soltanto un vago trafiletto con i termini dell’accordo stipulato per salvare quella “fabbrichetta” che, diciamoci la verità, sfigura il volto della città. Nessuna menzione, invece, sulle parole di Tanzi e Gambarini, come se quelle dichiarazioni (che potete trovare interamente nel nostro articolo) fossero state scritte con l’inchiostro simpatico.
“Le jeux sont fait”, verrebbe da dire e molti cittadini non sapranno mai la verità. Ma noi, che siamo comunque dei benpensanti, crediamo che sia stata soltanto una svista, cose che capitano anche ai migliori. Figurarsi dalle parti di Via Mantova.